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Antico paese nella provincia di Salerno, si compone di 16 frazioni: ha un clima, generalmente dolce, è immerso in uno scenario incantevole. Confina con Montecorvino Rovella, Montecorvino Pugliano, Acerno, Montella, Serino, Calvanico, Giffoni Sei Casali, San Cipriano, Pontecagnano, Salerno.

 

E’  a 250 m circa sul livello del mare, con una popolazione di circa 12.000 abitanti. Il paese è facilmente raggiungibile da tutti i centri vicini, essendo attraversato da tre strade provinciali; dista da Salerno 24 km, mentre la stazione ferroviaria è Pontecagnano, a 12 km circa.

 

La sua attività agricola è molto attiva nella pianura, sia per la fertilità del terreno, sia per l’ abilità e la cura con la quale gli agricoltori svolgono il lavoro dei campi. Negli ultimi anni ha registrato un notevole sviluppo urbanistico, con ammodernamento e costruzioni di abitazioni.

 

Giffoni è un paese dinamico e pieno di vitalità: la popolazione è dedita all’agricoltura, ma non mancano piccole industrie di laterizi, la lavorazione del legno, di materassi, di dolci e piccoli artigiani che si dedicano alla lavorazione del rame e del ferro. Il luogo offre numerosi vantaggi, come il silenzio, la pace, la mitezza del clima, la salubrità dell’ aria, la purezza e freschezza delle acque. Il suo territorio rappresenta grande varietà; spazia da montagne a collina, da valle ad aperta pianura Questo territorio venne reso coltivabile grazie al duro e paziente lavoro delle passate generazioni.

 

LE ORIGINI.
Giffoni è un antico paese della provincia di Salerno, composto da 16 frazioni: Curti, Curticelle, Santa Caterina, Sovvieco, Pozzarolo, San Giovanni, Chiaravallisi, Catelde, Chieve, Gaia, Vassi, Mercato, Terravecchia, Ornito, Santa Maria a Vico e Sardone.

 

Da reperti archeologici rinvenuti, si ricavano interessanti prove delle evoluzioni umane nella zona in cui trattasi che è stata sede di numerevoli generazioni di uomini: Italici, Ausoni, Sabelli, Osci, colonizzati in epoca storica da Etruschi, Greci e Romani.

 

Colonizzata dai Picentini, Giffoni diviene capitale e chiamasi Picenza, città che diviene sempre più potente, fino a che non sarà distrutta dai Romani ben due volte, dopo la seconda guerra punica e durante la guerra sociale. I Romani, costretti i pochi Picentini, superstiti ad abitare “per vicos” ed impadronitisi dei campi, non riescono facilmente a  trovare mano d’ opera e la piccola proprietà viene man mano assorbita dai grandi possedimenti di ricchi proprietari, che, poi non reggeranno all’imposizione di tasse esorbitanti. Intanto, all’ abbandono delle terre si aggiunge la minaccia delle incursioni barbariche, l’ imperversare della malaria, la rovina economica.

 

I Longobardi, lasciano una traccia profonda della loro presenza: diffondono il culto di S. Giorgio, simbolo della lotta, edificando Chiese in suo onore, edificano il castello ed il borgo sottostante, l’ odierna Terravecchia , innalzano Chiese in onore di S. Vittore, S. Ambrogio, introducono l’ economia feudale. Nell’ anno 1000 Giffoni è dominata, anche se solo per 60 anni, dai Normanni; divente fiorente per l’ agricoltura, l’ industria, commercio; la popolazione aumenta perché diventano più rare le antiche scorriere. I Normanni sono sostituiti  dalla dinastia Sveva. Durante la dominazione Sveva Giffoni gode di un periodo di pace, di prosperità e di benessere, perché le leggi sono rispettate, la cultura si diffonde, l’ agricoltura è una risorsa consistente.

 

Nel 1266 il Regno di Napoli passa agli Angioini, con la cui venuta a Giffoni entra in una fase nuova della sua vita; i funzionari francesi, infatti, sempre disponibili alla difesa della corona, allo scopo di rendere più agile l’ amministrazione, esigono il pagamento di tasse e di imposte molto spesso esagerate ed oppressive. Sarà poi la volta degli Aragonesi, sotto cui, a Giffoni, diviene fiorente l’ arte della lana che, ben presto esce dalla fase di occupazione familiare, per evolversi rapidamente in attività artigianali e diventare una vera e propria industria.

 

Questa attività è favorita dal clima, dall’ abbondanza delle acque sorgive, per la facilità delle comunicazioni. L’arte della lana contribuisce alla formazione di un ceto piccolo borghese, affiancato da una classe operaia, non ricca, ma neppure misera ed affamata. Le vicende demografiche di Giffoni, seguono, nelle grandi linee, lo stesso corso della popolazione del regno: aumentò nel ‘500, declinò nel ‘600, soprattutto dopo la terribile peste del 1656 che segnerà il momento culminante della crisi demografica, a cui farà seguito una crisi generale dovuta sempre alla crescente pressione fiscale. I 126 anni del regno borbonico a Giffoni migliorano le condizioni di vita della popolazione,che aumenta notevolmente. E’,però, sotto i Borboni che il fenomeno del brigantaggio nelle nostra zone diviene insostenibile.

 

La storia del brigantaggio giffonese è del tutto particolare: se essa è priva di un capobanda locale, il paese più volte rimane in balia di diverse bande. I pastori divengono i principali complici dei briganti, forniscono loro pane, formaggi, carni e perciò sono perseguiti dalla legge.


Dopo l’Unità, tra il 1871 e 1873, si costruiscono due acquedotti, fontane, la fontana in piazza Mercato, su  disegno del Vanvitelli, il cimitero di Catelde, il castel Rovere,una favolosa e pittoresca costruzione, su cui, però, circolano leggende di maledizioni, di magia e di mala sorte. Si dice, infatti, che chi possiede tale dimora è destinato a fare una pessima fine.

 

 

Giffoni è una città ricca di storia, di vestigia antiche,di leggende, di mistero, che ancora riesce a salvare il fascino e la semplicità dei tempi passati.


Il turista che giunge in questa tranquilla e ridente cittadina, percorrendo la strada provinciale di Salerno, giungerà a S.Maria a Vico, frazione distante circa 4 km dal capoluogo, il cui nome deriva dall’antico tempio pagano, a lungo identificato con il tempio di Giunone Argiva, costruito con otto colonne sormontate da capitelli corinzi, trasformato in tempio paleocristiano a croce greca in epoca bizantina; monumento di inestimabile valore storico ed artistico.

 

La frazione in cui,più che altrove sono ancorate le tradizioni è sicuramente Vassi. Questa frazione ha notevoli ricchezze come le case con portali pregevoli,volte,colonne,porticati, scale che si armonizzano in una linea di architettura rurale di antica tradizione.


Terravecchia è la frazione più panoramica e carica di storia,con viuzze strette e caratteristiche. Curti e Curticelle sono le frazioni più pittoresche, Sovvieco è forse la più antica.Chieve è tutta un’insieme di bianche stradine.

 

ARTE


Giffoni e composta da tredici frazioni ognuna delle quali ricca di arte e cultura: la prima che si incontra venendo da Salerno è Santa Maria a Vico, Mercato, Vassi, Ornito, Chieve, Catelde, Santa Caterina, San Giovanni, Sovvieco, Curti, Curticelle, Terravecchia.

S.MARIA: è la prima frazione che si incontra venendo da Salerno, è distante dal capoluogo circa 4 Km., uno fra i tanti monumenti antichi di cui si abbellisce la cittadina è la chiesa di S. Maria a Vico, o dei Vichi di Giffoni, venuto alla luce nel 1935. Il tempio a lungo è stato identificato con quello dedicato a Giunone Argiva, costruito da Giasone mentre errava la conquista del Vello d’oro. lo stesso nome di Giffoni secondo alcuni studiosi deriva proprio dalla stessa presenza di questo, Giffoni è considerata “Terra del Tempio”.

 

Il Tempio eretto con Picenza, verso la fine dl III sec. a.C., con la venuta dei Piceni, essi vogliono questo tempio così bello per gareggiare con quello eretto a Paestum, dopo la distruzione di questa città, ne eredita la celebrità fino ad essere identificato con il più famoso tempio di Giunone Argiva. Il tempio è di forma rotonda, simile al mausoleo di Galla Placida a Ravenna ed il Pantheon di Roma, formato da otto colonne di cui sei di granito e due di diaspro d’ Egitto, sono di stile corinzio, la volta è sormonta da un lucernario. Dopo il VI sec., la chiesa fu chiamata “abbazia”, perché possedeva probabilmente una distesa boschiva con terreno a coltura amministrata da un sacerdote. Nei primi secoli del Cristianesimo questo tempio viene dedicato alla Vergine Maria.

 

Alla denominazione S. Maria è stato aggiunto “ A Vico”, poiché il tempio, che nella distruzione di Picenza fu risparmiato, si venne a trovare al centro di uno dei tanti vichi o villaggi, ove sono costretti ad abitare i Picentini. Proseguendo troviamo dopo un paio di Km. I Castel Rovere, una favolosa e pittoresca costruzione, voluta dopo l’Unità tra il 1871 1873.

 

 

 

MERCATO: Lasciata la prima frazione si giunge al capoluogo ove sorge, all’ingresso della città, il trecentesco convento di San Francesco in cui sono conservati dipinti che rilevano i caratteri dello stile giottesco. Il complesso conventuale è il fiore all’occhiello del paese, sia dal punto di vista storico che artistico esso risale alla prima metà del XV sec.. Il convento fu edificato ai piedi della collina di Terravecchia.

 

Lo stile gotico francescano, con architettura essenziale, caratterizza la struttura del convento che si sviluppa a pianta quadrata su due livelli intorno al chiostro ogivale. Affreschi di notevole interesse adornano le pareti : a secondo piano troviamo i frammenti di una raffigurazione del Cristo deposto dalla Croce, risalente al XV sec., mentre nelle lunette del portico troviamo raffigurate scene di vita di S. Francesco. All’ ingresso troviamo delle raffigurazioni che risalgono al ‘600 poste una di fronte all’altra che rappresentano immagini di Giffoni.

 

In una sala al primo piano vi è un affresco che risale al 1560 raffigurante la resurrezione di Cristo. Tutto ciò reso possibile a seguito dell’acquisto da parte dell’allora sindaco Carpinelli della struttura poiché viveva in uno stato di abbandono. Oggi il convento restaurato con i finanziamenti europei erogati dalla Regione rivive in tutto il suo splendore ed ospita da ben 11 anni la “Mostra Internazionale d’Arte Presepiale” organizzata dalla Pro Loco che ha sede proprio negli ambienti del convento nata nel 1975 ed il suo primo presidente fu il professore Stavolone definito il “Pittore del Bello”.

La mostra si svolge durante le festività natalizie, con la durata di circa un mese, ogni anno oltre ai presepi della tradizione napoletana, vi è una regione ed una nazione ospite.

 

Addossato al lato nord del Chiostro, fu edificata la Chiesa ad una sola navata con transetto ed abside. Essa era dedicata alla Sacra Spina, custodita al suo interno e che fu donata dal Cardinale De Rossi a Giffoni ( raffigurato in un affresco sul lato destro del chiostro nel convento)alla fine del XIV sec, che a sua volta l’aveva ricevuta da Re Carlo IV.

 

La Sacra Spina fu conservata e venerata per ben quattro secoli, fino all’anno 1806 quando il Convento e La chiesa vennero soppresse dalle leggi eversive. Oggi è conservata presso la chiesa della SS. Annunziata. Di elevato pregio artistico sono anche gli affreschi della chiesa.

 

Nel coemeterium è raffigurato il ciclo di San Nicola, che rappresenta la vita di Cristo, nella cappella dedicata alla natività si possono ammirare resti di affreschi a soggetto sacro. Tra tutti primeggia l’ affresco trecentesco raffigurante S. Francesco in trono. Ciò che richiama l’attenzione del visitatore è il campanile struttura in piperno di stile romanico a pianta quadrata. Nel 1807 il convento venne chiuso a causa dei decreti napoleonici che ordinavano la soppressione degli ordini monastici.

 

 

 

La piazza Mercato è una delle più belle della provincia: vi si possono ammirare i palazzo baronale e la fontana che è stata realizzata su disegno del Vanvitelli tra 1871 1873.

Il Tempio di Ercole è sito nel rione Campo a trecento metri dalla piazza risale al I sec. d. C., e sorge su di una necropoli romana: fu scoperto nel 1962 in occasione di uno scavo. All’entrata, con apertura squadrata troviamo una lapide dedicata ad un senatore romano; al centro c’è un frammento di colonna e qualche accenno di mosaico.

 

 

 

Chiesa della SS. Annunziata: la sua origine risale al 1511. Essa è la chiesa madre, è a croce latina con tre navate, ha un rivestimento stile barocco, ai lati della navata centrale vi sono 14 tele che rappresentano le varie stazioni della via Crucis, di scuola tedesca. È venerata in questa chiesa la Sacra Spina che è una delle reliquie più importanti della cristianità essa viene esposta ai fedeli i venerdì di marzo ed il venerdì santo, con una grande processione che mobilita tutti i fedeli.

Secondo la tradizione esposta al bacio dei fedeli la Spina si tinge di rosso sangue, è lunga 7,5 cm., ed è custodita in una teca cilindrica in cristallo e argento. Vicino la chiesa vi è la Congrega che venne costruita nel 1621. In un primo momento l’azione aveva carattere assistenziale. Dal 1800 la Congrega punta soprattutto all’attività spirituale.

 

Convento dei Padri Cappuccini “S. Antonio”: fu eretto tra il 1584 e il 1588, il sito prescelto apparteneva ad un gentiluomo giffonese, il quale donava gratuitamente ai cappuccini quel suo podere ubicato in uno dei punti più belli della città. L’edificio escluso la chiesa è di forma quadrangolare, con la tipica cisterna nel centro del chiostro. Formato da due piani: quello terreno con dieci vani, quello superiore conta 30 celle che ospitano ogni anno allievi che si preparano al sacerdozio, vi è una biblioteca e la stanza di comunità. Entrando in chiesa si è attratti dall’altare maggiore di marmo elegante, l’unico esistente quando fu costruita la chiesa.

 

Sull’altare spicca un quadro della SS. Trinità, al quale inizialmente venne dedicata la chiesa. Oltre all’altare maggiore ve ne sono altri laterali. A destra di chi entra sorge l’ altare dedicato a S. Felice da Cantalice con la relativa statua in legno, poi vi è quello di S. Francesco di Paola con la tela ad olio rappresentante il Santo. I Cappelloni sono a Sinistra dell’ ingresso. Il Primo è l’altare della Madonna del Carmine con una bellissima statua, un secondo altare è in onore a S. Francesco con relativa statua. Degna di nota è la cappella di Sant’Antonio di Padova, decorata ad olio con la statua artistica del grande taumaturgo.

 

L’ultima cappella è dell’ Immacolata. Nella stessa chiesa sono custoditi i resti gloriosi di S. Feliciana. S. Antonio, a Giffoni, fa parte della storia e della vita della fraternità cappuccina, che ne conserva il culto, ma anche un’ importante componente culturale del paese. E’ anche per questo che la festività di S. Antonio, il tredici giugno, è celebrata solennemente con manifestazioni che coinvolgono tutta la comunità. La Tredicina, che richiama al convento devoti, dà inizio alle celebrazioni in onore di S. Antonio. La tredicina è una preghiera, in tredici invocazioni, con cui il devoto si rivolge al Santo.

 

Non molto distante dal Convento vi è una chiesa a Gaia dove si venera la Madonna del Carmine.

 

VASSI: frazione a un Km. dal capoluogo, poco più di duemila abitanti. Vassi è povera di strutture, ma è certamente la frazione dove sono ancorate le tradizioni. Ha notevoli ricchezze come le case con portali pregevoli, volte, colonne, porticati. La sede municipale fa da confine tra Vassi e Mercato, vi è una scuola elementare, la Chiesa parrocchiale di S. Lorenzo, le chiese di S. Rocco, S. Biagio, S. Salvatore (nell’agglomerato di Calibrano).Della Chiesa di S. Lorenzo si ha notizia nel 1309, mentre nel 1511 è parrocchia.

 

ORNITO: si trova a cinque Km. dal capoluogo, abitata da poco o più di seicento persone, la prima notizia storica di questa frazione la troviamo insieme a quella della chiesa, in un documento del 1267, la chiesa è dedicata a S. Nicola di Bari,

 

CHIEVE: Frazione a un chilometro e cinquecento metri dal capoluogo, circa quattrocento abitanti. Una volta aveva un suo ruolo meta di signorotti. Ha un’associazione parrocchiale e la Chiesa di S. Giorgio, questa è, forse, la seconda chiesa di Giffoni, preceduta solo da S. Maria. La chiesa venne costruita dai Longobardi in onore di S. Giorgio, simbolo della lotta, S. Giogo figura su un cavallo e si narra una strofa in suo onore “ S. Giorgio scendi da cavallo e vieni in mezzo al popolo di Chieve”.

 

S. GIOVANNI: frazione a due Km. dal capoluogo poco meno di trecento abitanti. Intorno si distinguono diversi nuclei come Pozzarolo, così detto da un antico pozzo che si trova poco lontano dal paese con una chiesa dedicata a S. Guida Taddeo, Chiaravallisi, poiché secondo la tradizione, è un convento dei seguaci di Bernardo da Chiaravalle: si notano ancora oggi nella costruzione varie nicchie votive. La chiesa è dedicata a S. Giovanni Battista, anche se non si hanno documenti, si può affermare che essa esiste prima del 1390, anno in cui si hanno le prime notizie certe.

 

SOVVIECO: frazione a tre KM. da Giffoni, solo un centinaio di abitanti, è la frazione più antica. La chiesa Parrocchiale è dedicata a S. Elia e dovrebbe risalire al 1300.

S. CATERINA: frazione a tre Km. da Giffoni, duecento abitanti, vi è una scuola elementare e materna, la chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria della Grazie. In questa zona vi è un’ importante struttura, l’orfanotrofio femminile Serve di Maria, che ha chiuso ogni attività intorno al 1978.

 

CURTI: frazione a quattro Km. da Giffoni, poco o più che cinquecento abitanti. Curti è differente da tutte le altre frazioni , basti pensare che ha un proprio codice di avviamento postale 84090 mentre il resto del paese ha 84095. esiste ancora una differenza tra Curti e Curticelle. Della chiesa si ha notizia solo 1309, ma la località è molto più antica, la chiesa è dedicata a S. Pietro. Al Parroco di Curti, nel 1807, è affidata in custodia la chiesa di S. Maria di Carbonara.

 

Questo Santuario sorge lontano dall’abitato di Curti a circa 3 Km, ed è uno dei 4 conventi Serviti (Servi di Maria) della Provincia di Sa., insieme a quelli di Sieti, S. Cipriano Picentino, e Montecorvino Rovella. La costruzione del convento è da ipotizzare intorno all’anno mille, supposizione che nasce a seguito di una leggenda circa un quadro trovato da un carbonaio, il dipinto portato a Curti il popolo decise di innalzare un tempio in onore alla Madonna. La storia invece dice che la data di fondazione è del 1940. La chiesa è a tre navate, nelle navate laterali vi sono cappelle con altari, l’ingresso è rivestito di affreschi. La madonna è con veste rossa e mantello blu, ciò riconducibile ad ambiente locale.

 

Al lato della chiesa vi è il cimitero, ed il convento costituito da un solo piano con copertura a volta romanica.

 

TERRAVECCHIA: frazione a tre Km. e settecento dal centro, con una cinquantina di abitanti. E’ la frazione più piccola di Giffoni, adagiata sul cucuzzolo di una collina immersa in un uliveto secolare.

 

Due sono le chiese che incontriamo S. Leone e S. Egidio, le prime notizie si hanno intorno al 1309. Nella piazzetta principale in posizione panoramica, vi è la chiesa di San Leone, di impostazione medioevale, caratterizzata dalla semplicità delle linee sia nella pianta che nei prospetti. E’ formata da una sola navata. Il borgo che si estende alle spalle della chiesa risale all’anno mille.

 

Il castello che sovrasta il borgo sottostante fu costruito nel 146 a.C. come presidio romano, dopo la caduta dell’impero Romano Terravecchia fu dimenticata, nel 1240 Federico II ordinò la restaurazione di vari castelli, tra i quali c’ è pure Terravecchia. Il borgo era collegato al castello da una mulattiera. Le semplici case contadine rispecchiano ancora oggi le esigenze di un’economia fatta di agricoltura e piccolo allevamento. Oggi dopo un periodo di totale abbandono il Borgo di Terravecchia è ritornato ad essere un suggestivo borgo medioevale cinque gli edifici ripristinati.

 

Testi a cura della Pro Loco

 

 

 

 

 
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